PCP, dal Parlamento europeo un segnale chiaro: ora servono proposte legislative concrete

Il Parlamento europeo chiede alla Commissione di intervenire sulla Politica comune della pesca. Tra le priorità: obbligo di sbarco, rinnovo della flotta, semplificazione, competitività e maggiore attenzione alla dimensione economica e sociale del settore.

Il Parlamento europeo, con la risoluzione sulla valutazione della Politica comune della pesca (PCP) approvata il 17 settembre 2026, ha chiesto un intervento concreto sul quadro normativo europeo della pesca, alla luce delle trasformazioni economiche, sociali, ambientali e operative che negli ultimi anni hanno interessato il settore.

La risoluzione, approvata con 368 voti favorevoli, 172 contrari e 69 astensioni, non modifica direttamente la PCP, ma rappresenta un passaggio rilevante nel percorso di revisione: il Parlamento sollecita infatti la Commissione europea a dare seguito alla valutazione della Politica comune della pesca attraverso interventi mirati e proposte legislative concrete.

Le priorità indicate dal Parlamento europeo

Tra i principali ambiti sui quali viene richiesto un intervento figurano:

  • la revisione dell’obbligo di sbarco, con strumenti maggiormente adattabili alle caratteristiche delle attività di pesca, in particolare quelle multispecifiche;
  • la modernizzazione e il rinnovo della flotta, con attenzione alla sicurezza a bordo, alle condizioni di lavoro e all’efficienza energetica;
  • una revisione dei criteri relativi alla capacità della flotta, senza determinare un aumento dello sforzo di pesca;
  • una maggiore considerazione degli impatti economici e sociali nelle decisioni di gestione delle risorse;
  • interventi sul piano pluriennale per la pesca nel Mediterraneo occidentale;
  • la semplificazione delle norme di controllo e degli adempimenti amministrativi a carico degli operatori;
  • condizioni di concorrenza più equilibrate tra le produzioni europee e i prodotti provenienti da Paesi terzi;
  • una maggiore attenzione alla piccola pesca, alle imprese del settore e alle comunità costiere.

Temi che incidono direttamente sulla quotidianità delle imprese e dei lavoratori e che ANAPI Pesca ha più volte posto al centro del confronto sulla futura politica europea della pesca.

Dalla risoluzione alle norme

Il punto decisivo sarà adesso il seguito che la Commissione europea darà alle indicazioni provenienti dal Parlamento.

Il Parlamento chiede inoltre che il pacchetto europeo di semplificazione per la pesca e l’acquacoltura sia presentato entro la fine del 2026. Se, entro la stessa scadenza, la Commissione non presenterà proposte legislative concrete, il Parlamento si riserva di attivare la procedura prevista dall’articolo 225 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Per ANAPI Pesca, quanto avvenuto a Strasburgo rappresenta quindi un’apertura significativa, ma non ancora un risultato definitivo.

La revisione della Politica comune della pesca dovrà ora essere capace di tradurre questi indirizzi in norme che sappiano coniugare tutela delle risorse marine, sostenibilità economica, dignità del lavoro, sicurezza, competitività e ricambio generazionale.

Una sostenibilità che deve essere anche economica e sociale

La sostenibilità ambientale non può essere considerata separatamente da quella economica e sociale.

La tutela delle risorse ittiche rimane un presupposto fondamentale per il futuro della pesca, ma gli obiettivi ambientali devono essere accompagnati da condizioni che consentano alle imprese di continuare a operare, investire, innovare e garantire occupazione.

Senza imprese, lavoratori e comunità costiere non può esistere una pesca europea realmente sostenibile.

Per questo sarà fondamentale che il percorso di revisione della PCP avvenga attraverso un coinvolgimento effettivo dei pescatori, delle imprese e delle loro rappresentanze, valorizzando l’esperienza di chi opera quotidianamente in mare.

ANAPI Pesca continuerà a seguire con attenzione il percorso europeo e a portare nelle sedi istituzionali le esigenze e le proposte della pesca italiana, affinché la futura Politica comune della pesca possa rispondere in modo concreto alle trasformazioni e alle necessità del settore.

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